La “Messa esemplare” di Vienna

Erstellt von Mag. Michael Gurtner am 7. Februar 2012 um 08:24 Uhr
Hostie

Vienna (kathnews). A Vienna, nell’arcidiocesi del Cardinale Christoph Schònborn, è stata presentata durante il progetto missionario diocesano “Atti degli Apostoli 2010” la parrocchia Akkonplatz come “parrocchia esemplare”. La parrocchia si autodefinisce come “comunità ecclesiale di base” Il moderatore, Rev. Hans Fischer, è anche membro della cosiddetta “Pfarrerinitiative” che agisce attivamente contro la chiesa e la quale chiama alla disobbedienza. La parrocchia stessa non è più guidata dal parroco (che è diventato moderatore), ma e diretta da un team. Per questo scopo l’assistente pastorale ottenne “facoltà speciali”. Secondo la “Wiener Kirchenzeitung” (il settimanale ufficiale dell’arcidiocesi) le ha ottenuto dal Cardinale di Vienna. Le sue competenze comprendono “l’allestimento della liturgia, fare i funerali, la gestione dell’ufficio parrocchiale e altro”. Quando il moderatore si è ammalato l’assistente pastorale celebra una liturgia della parola.

Nel 2010 stava scritto nel settimanale parrocchiale, che le liturgie nella parrocchia Akkonsplatz “sono libere da ogni stretto e rigoroso corsetto delle prescrizioni ecclesiastici”. Alla Comunione, scrissero, “c’è pane e vino per tutti”. La Santa Comunione la chiamano “cena”, che viene distribuita anche ai divorziati risposati e ai cristiani di altre confessioni.

Anche l’autunno scorso il moderatore spezzò una lancia per l’intercomunione; criticò il fatto che i cattolici ed i protestanti non possono “banchettare” insieme ed esprime la sua opinione, secondo la quale tutti i cristiano fossero autorizzati al “banchetto in comune”.
La Messa di questa parrocchia d’esempio si celebra con tanti abusi liturgici. Durante la Messa nel video allegato dice: “Allora celebriamo questo banchetto di Gesù come sempre, pensando che questa celebrazione è delimitazione ma che diventasse nelle nostre chiese sempre di più comunione, anche con coloro che pensano diversamente o sono diversi.”

Invece del Credo, previsto dalla Chiesa, il prete recita: ”Crediamo in Dio, il creatore di un mondo ancora incompiuto. Ha un progetto eterno per il suo ulteriore sviluppo, e ci invita a partecipare nella sua realizzazione. Crediamo in Dio, che non divide gli uomini in poveri e ricchi, esperti e ignoranti, padroni e schiavi. Crediamo che Cristo sia diventato uomo, ci ami e si è sacrificato per noi fino alla morte. Crediamo nella (sic!) Chiesa come pronunciatrice del Vangelo, che ha il dovere di essere al servizio dell’uomo, perché tutti possano provare la bontà di Dio. Crediamo che sia possibile costruire una pace giusta. Crediamo alla possibilità di una vita sensata per tutti gli uomini e al futuro di questo mando di Dio.”

Invece dei vasi sacri, il moderatore usa una brocca d’argilla che è vietata e per le ostie un cestino altrettanto vietato. Il prete non usa nessuna delle preghiere eucaristiche approvate. Persino alle parole consacratorie aggiunge dei commenti dicendo: “Nella notte prima della sua passione e morte Gesù prese il pane, lo benedisse e lo condivise con le parole: “prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo, questa è la mia vita per voi”. E prese la tazza con vino, ringraziò, la passò agli altri dicendo: Prendete e bevetene tutti. Questo è il calice della nuova alleanza, dell’alleanza che Dio stringe con voi nella sua amore”. Fate questo in memoria di me”.

Prima della comunione due signore portarono un vassoio con delle tazzine d’argento all’altare. Dopodiché il prete distribuisce le ostie, prendendole dal cestino. Le donne versano da una brocca nelle tazzine, poi le distribuiscono a chi le vuole. Alla fine se ne prendono un sorso da sole, poi una delle donne mette il cestino con le ostie rimaste nel tabernacolo. Quello che succedette con le tazzine usate e come furono pulite, non si sa.

Foto: Hostie – Bildquelle: B. Greschner, kathnews